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Chi ama la vita, teme la morte.

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"Il maggior pericolo nella vita consiste nel prendere troppe precauzioni"

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giovedì, 19 novembre 2009

Gli eventi web più importanti degli ultimi 10 anni: iPhone c’è!

 

Webby Awards ha pubblicato la classifica dei 10 eventi web più importanti degli ultimi 10 anni. Vediamoli insieme.

 

  • Craiglist si esente oltre i confini di San Francisco (2000): le inserzioni gratuite che hanno avuto un impatto importante su tutti i giornali USA
  • Google AdWords (2000): il lancio del servizio di pubblicità targato Google
  • Wikipedia (2001): come non inserire il lancio di quella che è ormai l’enciclopedia per eccellenza?
  • Napster chiude i battenti (2001): un evento rivoluzionario, che ha cambiato il modo di condividere (illegalmente) la musica
  • Google entra in borsa (2004): una piccola grande rivoluzione, che ha permesso a Google di ingrandirsi sempre di più
  • I video online (2006): la nascita e l’espansione di Youtube, Adobe Flash e altri servizi di video streaming
  • Facebook e Twitter (2006): inizia l’era dei social network!
  • Il lancio dell’iPhone (2007): un evento seguito da milioni di persone per un terminale che ha modificato il modo di intendere il web mobile
  • La campagna presidenziale USA (2008): internet ha avuto un peso non indifferente per la vittoria di Obama
  • Le elezioni in Iran (2009): Twitter è stato uno strumento indispensabile per organizzare le proteste

Come vedete si tratta di eventi davvero rivoluzionari e non a caso il nostro iPhone entra di diritto in questa speciale classifica!

postato da: Andre311082 alle ore 22:20 | link | commenti
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venerdì, 13 novembre 2009

Le 50 canzoni italiane più belle di sempre. O no?

canzoni


Dopo quella internazionale, ecco una personalissima e opinabilissima playlist delle 50 canzoni italiane più belle di tutti i tempi. Da Domenico Modugno ai Subsonica passando per Mia Martini e la PFM.
Queste sono le 50 canzoni che portere nell’Ipod per un lungo viaggio.
Quelle di cui non farebbe mai a meno. Ma rileggendo la classifica mi chiedo e mi richiedo che cosa ha dimenticato.
Aiutatelo a ricordare…

ECCOLE:

1-10
Impressioni di settembre - PFM

La cura - Franco Battiato

Il testamento di Tito - Fabrizio De Andrè

Emozioni - Lucio Battisti

Sally - Vasco Rossi

Acqua e sale - Mina & Celentano

Generale - Francesco De Gregori

Almeno tu nell’universo - Mia Martini

Dune Mosse - Zucchero

Extraterrestre - Eugenio Finardi

11- 20
Il cielo - Renato Zero
Luci a est - Elisa
Quello che non c’è - Afterhours
Nel blu dipinto di blu - Domenico Modugno
Anna e Marco
 - Lucio Dalla
Margherita - Riccardo Cocciante
Pensiero stupendo - Patty Pravo
La libertà - Giorgio Gaber
Via le mani dagli occhi - Negramaro
Tu che sei parte di me - Pacifico & Gianna Nannini

21-30
Il cielo in una stanza - Gino Paoli
Perdere l’amore - Massimo Ranieri
Quello che le donne non dicono - Fiorella Mannoia
Carmen Consoli - Parole di burro
L’appuntamento
 - Ornella Vanoni
Una carezza in un pugno - Adriano Celentano
Non farti cadere le braccia - Edoardo Bennato
Luci a San Siro - Roberto Vecchioni
L’avvelenata - Francesco Guccini
Sara - Antonello Venditti

30-40
America - Gianna Nannini
Amor mio - Mina
Piccola stella senza cielo - Ligabue
Luglio agosto settembre (nero) - Area
John Holmes - Elio e le storie tese
E la luna bussò - Loredana Berté
Lontano dagli occhi - Sergio Endrigo
Per elisa - Alice
El diablo - Litfiba
Teorema - Marco Ferradini

40-50
Tutti i miei sbagli - Subsonica
Qualcosa qualcuno - Umberto Tozzi
Ed ero contentissimo - Tiziano Ferro
L’aurora - Eros Ramazzotti
La descrizione di un attimo - Tiromancino
Il ragazzo della via Gluck - Adriano Celentano
Il gigante e il mago - Vinicio Capossela
Vita tranquilla - Tricarico
29 settembre - Equipe 84
Lugano addio - Ivan Graziani

postato da: Andre311082 alle ore 22:56 | link | commenti (2)
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giovedì, 29 ottobre 2009

 Il mouse è morto? No, è diventato magico
Il Magic Mouse di Apple (credits: Apple)

Il Magic Mouse di Apple

Spulciando fra le novità annunciate da Apple leggiamo dell’introduzione di un accessorio destinato a far parlare molto di sé: si chiama Magic Mouse ed è di fatto il primo mouse senza tasti e senza fili della storia.

Magia? A dire il vero non c’è trucco né inganno, ma solo una delle tante declinazioni del multitouch, la tecnologia che (prima) ha fatto dell’iPhoneuna gallina dalle uova d’oro e (poi) rivoluzionato il nostro modo di interagire con i dispositivi elettronici.

Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, se non fosse che questa volta la filosofia del “tocco” è stata applicata a un oggetto che, a parte qualche piccola evoluzione, è fedele a sé stesso da più di 40 anni. Da quando cioè – nel 1968 – il suo inventore Douglas C. Engelbar lo presentò al mondo.

Ma come funziona in concreto il nuovo mouse “magico” di Apple? Immaginate un mouse completamente liscio che capisce i movimenti del vostro polpastrello, anzi dei vostri polpastrelli (giacché, come suggerisce il nome, il multitouch è nato per un uso multiplo delle dita) e di trasmetterli via Bluetooth al vostro computer. Col vantaggio di svolgere più funzioni di quelle di un normale mouse, come ad esempio scorrere in qualsiasi direzione testi, fotografie, immagini e  pagine web. Una demo ci aiuta a comprendere meglio di che si tratta.

 

Il risultato è senza dubbio d’impatto,  tant’è che qualcuno già si chiede se non sia questo - e non il nuovo Windows 7 - il vero passapartout per portare il multitouch anche nel mondo desktop.

Ma c’è anche chi smorza gli entusiasmi: “La curvatura bianca e morbida del guscio combinata con le sfumature argento della “pancia” del mouse farebbe venire l’acquolina in bocca a qualsiasi fan della Mela, ma avvertiamo i potenziali acquirenti di recarsi all’Apple Store più vicino prima di fare il grande passo, perché potrebbero rimanere delusi”, commenta l’autorevole Cnet che critica la scomodità e la scarsa flessibilità del sistema di controllo, che oltretutto allo stato attuale non permette di creare istruzioni personalizzate.

Come dire, la strada per mandare in pensione il buon vecchio mouse è ancora lunga. Il dado però è tratto e state pur certi che il Magic Mouse non sarà certo l’ultimo prodotto del genere. Anche questa volta, però, Apple è arrivata prima.

 
postato da: Andre311082 alle ore 20:38 | link | commenti
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domenica, 25 ottobre 2009

Valentino, fenome9

Nono titolo per un pilota straordinario. Perché non ha mai smesso di migliorarsi e perché sa cambiare anche a 30 anni. In meglio.




Valentino Rossi è campione del mondo. Ancora, e siamo a quota nove. E’ forte il rischio di considerare scontata o normale questa impresa. Perché ormai siamo abituati, Valentino ci ha abituati. Però, a nominarli tutti, nove titoli mondiali nello sport moderno li possono vantare pochi atleti. E allora bisogna provare a spiegare, ammesso sia possibile (essendo la nona volta), cosa c’è dietro queste magiche vittorie che appassionano milioni di tifosi italiani e altrettanti tifosi che nel mondo ce lo invidiano (perché quando senti gli stranieri parlare di lui, l’invidia la senti eccome).

MANIACALE — Valentino vince così tanto innanzitutto perché è un fantastico professionista, quasi maniacale nel voler superare i propri limiti, e questa motivazione è senz’altro la già straordinaria base di partenza. E sì che gli anni passano anche per lui. Negli ultimi tre anni abbiamo visto come due ragazzi terribili come Casey Stoner e Jorge Lorenzo i mezzi per batterlo li avessero (l’Hayden del 2006 è stato una meteora, tant’è che si ricorda di più la caduta di Vale a Valencia che non i trionfi di Nicky). Ma il pesarese è stato grande due volte: li ha battuti non solo in pista, ma anche e soprattutto perché li ha costretti a entrare in un terreno per loro inesplorato, quello del superamento dei propri limiti. Il dottore li ha costretti ad andare oltre, e sono andati in tilt. Lorenzo certamente meno di Casey. Ma quando si è trattato di portare l’assalto decisivo, quest’anno lo spagnolo ha sempre fallito.

Valentino Rossi, 30 anni, 9 mondiali vinti. LaPresse
Valentino Rossi, 30 anni, 9 mondiali vinti.

MOTO PERPETUO — Quello che però forse colpisce di più, oltre all’immenso talento motociclistico, è come il suo spirito non invecchi mai. Vale è sempre avanti, sa sempre trovare nuovi stimoli, adora come José Mourinho (il tecnico della sua amata Inter) il “rumore dei nemici” che si fanno avanti per togliergli la corona. Valentino Rossi è un moto perpetuo, prima ancora nell’istinto che nello stare in sella. Si fa fatica a ricordarne gare banali, si ricordano quasi esclusivamente le tante vittorie o le cadute (dentro e fuori la pista).

FUTURO — Una specie di spirito da Highlander della moto. Nessuno tra giornalisti o addetti ai lavori, un ambiente ultracompetitivo e affatto tenero, ipotizza anche solo lontanamente che ci sia la possibilità di un suo ritiro. E non sarebbe un argomento blasfemo visto che parliamo di un 30enne (in un mondo dove si comincia anche a 15 o 16 anni, se non prima) che ha conquistato qualcosa come 9 titoli iridati, 103 vittorie (104 se vince a Sepang), 57 pole (58), 82 giri veloci (83), 162 podi (163) su 225 GP (226) disputati. Anzi. Sono tutti pronti ad associare quel sorriso furbo che buca il video a nuove imprese, che si tratti di guidare una Ferrari o di far vincere una Ducati (quest’ultima cosa sarebbe un Oscar alla carriera). Lo spirito di Rossi trascina, è sempre proiettato al futuro, a prescindere da età anagrafiche e palmares. Questo è forse il vero grande segreto di Valentino, lo spirito dell’esordiente e l’esperienza del navigatissimo campione, una combinazione tremenda per chi ci ha a che fare in pista.

NUOVE SFIDE — Dice Andrea Dovizioso, suo collega in forza alla Honda: “Quello di cui si parla sempre poco è la capacità di Rossi di cambiare il proprio stile di guida e continuare a vincere lo stesso. Non ho mai visto un pilota capace di questo, è qualcosa di grande”. Valentino sa cercarsi nuove sfide, e di fronte ne ha ancora tante: il record di vittorie di Giacomo Agostini, il decimo titolo per fare cifra tonda, battere qualche altro emergente che sogna di stargli davanti, magari vincere ancora con una nuova moto. Essendo un Highlander, ha solo l’imbarazzo della scelta.

postato da: Andre311082 alle ore 13:21 | link | commenti
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sabato, 24 ottobre 2009

Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo
Possente summa dell'opera di Terry Gilliam, "Parnassus – l'uomo che voleva ingannare il diavolo" straborda di ricche, articolate composizioni figurative e riferimenti. Dalla dichiarata identificazione dell'autore col protagonista (il cui nome rimanda al monte greco anticamente consacrato all'Arte) passando per il Faust letterario, per l'affettuoso, significativo omaggio al tradizionale teatro itinerante e per un presentatore nelle vesti del Mercurio messaggero degli dèi: oltre ad aver diretto, in fase di scrittura Gilliam è tornato a collaborare - dai tempi de "Le Avventure del Barone di Münchausen" - con lo sceneggiatore Charles McKeown. In questa fervida, sontuosa celebrazione della fantasia e dell'affabulazione, il cineasta fà felicemente convivere classico e moderno rendendo legno, stoffa e cartapesta di un carrozzone l'anticamera di vaste, stupefacenti, scatenate scenografie digitali dall'ampio uso di tecnologia "blue screen".

Intendendo la vita come un gioco, il suo alter ego scommette e sitpula patti con Satana in una sfida alla conquista di anime. Da un lato la precarietà, la dedizione e i colori di un marginale mondo dello spettacolo dagli scarsi mezzi, dall'altro un signore del Male in nero, elegante, distratto, rappresentante di una realtà nociva (in una scena compare a rovinare un romantico quadretto bucolico, spostando la macchina da presa verso il buio sottostante di un ponte, su un corso d'acqua inquinata, vicino ad una tetra città). Nel generale culto della visione, comunque, un ruolo determinante spetta all'amore, con una voluta perdita dell'immortalità in favore della passione temporanea prima e dei problemi delle responsabilità genitoriali poi. Ma come un'irruzione dell'incubo, l'attore Heath Ledger - che stava intensamente collaborando con Gilliam al film - è morto dopo i due terzi delle riprese, e gli amici Colin Farrell, Johnny Depp e Jude Law lo hanno sostituito nelle sequenze mancanti, grazie all'espediente di uno specchio che trasforma il mondo circostante e anche le sembianze di chi lo attraversa. Il lavoro è sentitamente attribuito a lui.

La frase:
- "Ci credi alle coincidenze?"
- "No, c'è un motivo per tutto".













postato da: Andre311082 alle ore 21:24 | link | commenti
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venerdì, 23 ottobre 2009

 

A Est ruggisce Cleveland
Ma occhio a Boston

I fari sono puntati sui Cavaliers di LeBron James e Shaquille O'Neal, ma i Celtics non sono certo da meno. Con l’arrivo di Rasheed Wallace e Marquis Daniels la panchina ha fatto il salto di qualità

La stagione che sta per iniziare vedrà i fari puntati, per forza di cose, su Cleveland. Ad Est i Cavaliers partono con i favori del pronostico, ma la pressione con la quale l’intera franchigia vivrà questa stagione potrebbe fare brutti scherzi. Cleveland, infatti, deve dimostrare a LeBron James di poter rimanere ai vertici a lungo altrimenti nella oramai celeberrima estate del 2010, potrebbe perdere il suo fenomeno, il quale magari potrebbe farsi attrarre dalle luci della Grande Mela.
Shaquille O’Neal. Ap
Shaquille O’Neal. Ap

PRESSIONE — Danny Ferry comunque ha lavorato bene sul mercato, regalando a LeBron uno Shaquille O’Neal che potrebbe fare la differenza. Gli anni passano anche per Shaq, ma nell’ultima stagione a Phoenix, nonostante i problemi della squadra, O’Neal ha fatto cose egregie. Le Finali Nba sono l’unico vero obiettivo per la truppa di Mike Brown, qualsiasi altro risultato probabilmente verrebbe considerato come un fallimento e potrebbe definitivamente allontanare LeBron dall’Ohio. Se non è pressione questa…

Rasheed Wallace (a destra). Epa
Rasheed Wallace (a destra). Epa

ANCHE BOSTON — Se Cleveland punta per forza di cose al ruolo di leader della Eastern Conference, i Celtics non si sentono affatto inferiori. Tutt’altro. Con l’arrivo di Rasheed Wallace e Marquis Daniels la panchina di Boston ha fatto il salto di qualità. Rasheed è convinto che questa squadra possa addirittura collezionare 72 vittorie nella regular season, un pronostico davvero poco realistico, ma sicuramente con un Garnett al 100% i Celtics hanno le carte in regola per dare fastidio a tutti non solo a Est.

ECCO CARTER — Con la partenza di Hedo Turkoglu, destinazione Toronto, i Magic, dopo la straordinaria cavalcata della passata stagione, rischiano, invece, di pagare dazio. Dal New Jersey è arrivato Vince Carter ma l’ex fenomeno di North Carolina potrebbe scombussolare i ritmi di un attacco bilanciato che ha bisogno soprattutto dei progressi di Dwight Howard. Le prime tre della classe, almeno sulla carta, sembrano distanziarsi parecchio dal gruppo delle inseguitrici.

Danilo Gallinari. Epa
Danilo Gallinari. Epa

OCCHIO AI RAPTORS — A dar fastidio alle tre regine della Eastern Conference ci proveranno gli Heat di un Dwyane Wade alle prese con decisioni difficile a fine stagione, i Wizards di un ritrovato Gilbert Arenas, gli atletici Hawks e soprattutto i Raptors. Bryan Colangelo durante l’estate ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei più geniali General Manager della Lega e con alcune interessanti operazioni di mercato è riuscito a trovare spazio nella Salary Cap per assicurarsi il talento cristallino di Turkoglu, per allungare il contratto di Andrea Bargnani e per puntellare la squadra. Da Golden State è arrivato anche Marco Belinelli, un giocatore che sembra fatto apposta per gli schemi offensivi di coach Triano. Ottima, poi, la scelta al draft di DeMar DeRozan, un giocatore con personalità da vendere. I Knicks di Danilo Gallinari proveranno a strappare un biglietto per la postseason ma, considerate le incognite di una squadra con tanti punti interrogativi, l’impresa appare piuttosto difficile. L’obiettivo di Mike D’Antoni è, naturalmente, vincere più gare possibili ma anche valorizzare Gallinari, il giocatore più talentuoso (e non solo dal punto di vista del potenziale) dell’attuale roster newyorchese. LeBron parte quindi favorito ma gli ostacoli non mancano per i Cavaliers a Est.

postato da: Andre311082 alle ore 21:15 | link | commenti
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martedì, 20 ottobre 2009

Il rock duro e crudo diventa videogioco!

brutal legend

A volte certe idee sono talmente malate che non si può credere che qualcuno abbia avuto il coraggio di partorirle. È il caso di questo Brutal Legend, stranissimo titolo di quel Tim Schafer già dietro a progetti demenziali come The Secret Of Monkey Island, Day Of The Tentacle o il grottesco Grim Fandango. Tale firma è sicuramente una garanzia quando si tratta di tirare fuori dal cilindro prodotti non convenzionali come Brutal Legend, un gioco stranissimo a cominciare dalle premesse narrative.

 

Il protagonista si chiama Eddie Riggs (doppiato nella sua versione americana dall'azzeccatissimoJack Black), un ragazzo dei sobborghi che passa il suo tempo a lavorare in un piccolo locale circondato da emo e ragazzetti di ogni tipo. Un incidente durante un concerto lo catapulta in un mondo parallelo dove pletore di creature malvagie opprimono gli umani ridotti in schiavitù. Ovviamente, al nostro alter ego viene chiesto di liberare i propri simili dall'egemonia demoniaca, utilizzando un'opportuna ascia e una meno classica chitarra elettrica.


Il gameplay prevede un miscuglio di generi, dal picchiaduro a scorrimento in puro stile God Of War, a momenti più tipicamente platform, ad altri passaggi conditi dai cosiddetti "quick time event" dove sarà necessario premere a tempo i tasti sul joypad in relazione alle indicazioni su schermo. L'ilarità e la demenzialità che pervadono ogni momento del gioco sono senza dubbio le pietre d'angolo sulle quali poggia l'intera struttura. Come non citare, ad esempio, un gruppo di metallari che combattono e distruggono parti dello scenario muovendo la testa avanti e indietro come se si trovassero nel più cattivo dei concerti rock?

 

La grafica fumettosa si mescola più che dignitosamente con momenti "adulti", visto che il sangue scorre a fiumi e il linguaggio dei numerosi dialoghi è tarato sul colorito andante. La colonna sonora, infine, non poteva che essere ispirata ai brani più famosi e incalzanti del genere heavy metal, a giusto compendio di un titolo che fa della "brutalità" la propria ragion d'essere.

 

Brutal Legend è disponibile ora, completamente tradotto in lingua italiana!

postato da: Andre311082 alle ore 20:35 | link | commenti
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 Oh, Lord!

Che è successo?! Splinder è tornato a funzionare!
Beh, ormai il tempo è poco (per la serie "in realtà fai quello che vuoi fare") ... mah ... chi lo sà ... qualcosa si farà!


postato da: Andre311082 alle ore 20:21 | link | commenti
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Bastardi senza gloria
Il tenente americano Aldo Raine (Brad Pitt), detto l’Apache, e il suo gruppo di basterds, tutti di origine ebrea, hanno una missione: raggiungere la Francia occupata dai tedeschi e sterminare, nel modo più cruento possibile, tutti i nazisti che incroceranno il loro cammino. Non solo: dovranno portare all’Apache il loro scalpo. In parallelo una giovane donna ebrea (Mélanie Laurent) vede massacrare l’intera sua famiglia dal colonnello Hans Landa (Christoph Waltz), il "cacciatore di ebrei", il "gatto per i topi", che usa sofisticate torture linguistiche. Miracolosamente la ragazza riesce a fuggire.
Giunta a Parigi, sotto falsa identità, si troverà a gestire un cinema che diverrà il centro di una congiura.

Una gestione decennale; un casting complicato, che si definì con la "scoperta" del vero mattatore del film, l’attore austriaco Christoph Waltz nel ruolo di Hans Landa; i diritti acquisiti dal film del 1977 di Enzo G. Castellari "Quel maledetto treno blindato" (uscito negli USA come The Inglorious Bastards), di cui non è remake ma omaggio: i Bastardi senza gloria sono approdati a Cannes. E hanno diviso. Chi inneggia al capolavoro, chi parla di bufala. Come spesso succede, è una via di mezzo: quello che decido io! Grazie Quentin!
Costruito come una pièce teatrale, suddivisa in cinque capitoli/atti (Once Upon a Time in Nazi Occupied France, Inglourious Basterds, German Night in Paris, Operation Kino e The Revenge of the Giant Head) vuole essere un frullato di film di genere popolare, alla maniera di Kill Bill e un verbosissimo "trattato" teorico, che segue un po’ le tracce del flop Grindhouse - A prova di morte. Insomma tra pop e autore, in disequilibrio continuo.
In Bastardi senza gloria c’è tutto Tarantino: i suoi omaggi cinefili, i suoi dialoghi lunghissimi, un po’ di pulp... è una spietata e sanguinosa vendetta contro i nazisti!

La frase:
- "Sono francese: noi amiamo i nostri registi"
- "Sembra che amiate perfino quelli tedeschi"
- "Certo: anche loro"












postato da: Andre311082 alle ore 20:19 | link | commenti
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Up
Un sogno accomuna due bambini, Carl ed Ellie: diventare esploratori e raggiungere il Sud America e le cascate del Paradiso. I due bambini crescono e si sposano, vivono in una casetta linda, ordinata e piena di amore, mentre lui, per vivere, vende palloncini. Finché l’adorata Ellie muore, lasciando Carl da solo con sogni in comune mai realizzati. Ora, settantottenne, decide di onorare la memoria della moglie e fare qualcosa anche per se stesso, fuggendo da un mondo che non capisce più e che circonda la sua casa con ruspe e demolizioni. Decide di partire e raggiungere le cascate del Paradiso: la sua fuga è di quelle che non si scordano, migliaia di palloncini colorati sollevano la casetta, su, in alto, verso le nuvole e i sogni. Carl Fredricksen non ha previsto di avere un ospite nel suo viaggio, Russell, un ragazzino boy scout, tanto petulante nel suo entusiasmo e grassoccio, quanto simpatico e goffo. I due si troveranno uniti in un’avventura che li porterà in territori affascinanti e inesplorati, alle prese con un esploratore incattivito, un uccello di specie mai conosciuta e un buffo cane che parla attraverso un collare.

Pixar dei sogni, come sempre. Che sa incantare grandi e piccini, che usa la tecnologia più avanzata per raccontare storie, che divertono, commuovono e fanno volare alta la fantasia. Diretto da Pete Docter, già regista di Monsters & Co., con la collaborazione di Bob Peterson, prodotto da Jonas Rivera e John Lasseter, Up è un condensato di emozioni che offre molteplici letture. Un dentro e un fuori. Un prima e un poi.
C’è l’avventura, ci sono le peripezie rocambolesche di questa strana coppia, Carl e Russell, i pericoli e le insidie, ci sono valori come l’amicizia, la solidarietà, la comprensione reciproca, l’apertura al nuovo che fa restare vivi e giovani, l’entusiasmo per ciò che la vita può offrire, anche quando pare non ci sia più nulla in cui credere. Ma c’è anche una riflessione commovente e profonda sulla vecchiaia e sul valore dei sogni e dei ricordi, spesso richiamati da un oggetto, dal ripetersi di gesti condivisi da anni di vita in comune, c’è un lutto e la sua elaborazione dolorosa. Temi inconsueti per un film d’animazione, che ha il dono magico della leggerezza e della delicatezza, che può unire più generazioni - come ha dichiarato John Lasseter alla presentazione al Festival di Cannes, dove ha inaugurato la kermesse, nel sogno di vedere “nonni, figli e nipoti insieme al cinema, con gli occhialini per il 3D, a vedere Up”. Sono tanti i riferimenti cinefili, che in Up non sono mai posticci ma costituiscono il bagaglio dei ricordi per volare verso il nuovo, come fa Carl con Russell. Il palloncino rosso di Albert Lamorisse, Palma d’oro nel 1956; i tratti del protagonista, che sono un misto di James Whitmore, Spencer Tracy e Walter Matthau; il volto dell’esploratore cattivo, tra Howard Hughes, Kirk Douglas con tanto di baffetti alla Errol Flynn.
Up, definito il Gran Torino dell’animazione, è un piccolo miracolo cinematografico, che dà una gioia profonda.

La frase: "Dug (il cane): Mi chiamo Dug. Vi ho incontrati e vi amo già.".












postato da: Andre311082 alle ore 20:17 | link | commenti
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